Ho letto un articolo molto interessante (in inglese), proprio questa mattina; un articolo suggeritomi da Tuxmachines. Le ragioni dell'insuccesso di Linux sul desktop sono molteplici, ma rimane il fatto indiscutibile che Linux ha fallito nuovamente il suo obiettivo di vincere la battaglia sul mercato desktop.
Le promesse fatte in passato, le dichiarazioni succedutesi di anno in anno e l'entusiasmo megalomane di alcuni personaggi di spicco nel mondo Linux (come indicato nell'articolo in oggetto), hanno fatto acqua e la nave non solo non solca le onde del mercato desktop, ma rischia di affondare.
Non ne sono personalmente preoccupato, ma mi convinco maggiormente del fatto che la vita degli utenti desktop di Linux è destinata a rimanere difficile e tormentata. Ed in ciò io vedo anche i lati positivi, laddove "difficile" imponga agli utenti l'impegno a fare le cose per bene e dove "tormentato" induca gli utenti svogliati ad andarsene dal mondo Linux che, per questo, non soffrirà.
Nel desktop Linux non ci credono i produttori hardware, non ci credono gli investitori, non ci crede il mercato in generale e non ci credono soprattutto i consumatori.
Non è una mia opinione, è un dato di fatto per il quale l'utenza Linux è passata dallo 0.7% all'1% in due anni; un incremento non proprio forriero di entusiasmi finanziari e di mercato.
Anche il mercato Netbook è collassato sotto la rassicurante oppressione Windows e il desktop Linux è rimasto un fantasma a cui la gente comune non guarda, o ne ha una visione distorta e terribile.
In fondo cosa potrebbe rendere effettivamente appetibile il dekstop Linux presso gli utenti:
- Innovazione
- Hardware pienamente compatibile
- Software di facile impiego
- Connettività perfetta
- Prezzo concorrenziale
- Affidabilità
- Usabilità
- Assistenza
Cosa viene offerto attualmente, e al 100%, di quanto elencato? Pressochè nulla!
Cosa c'è di effettivamente innovativo nel desktop Linux? Compiz? Il Pager? Il Terminale? GNOME? KDE? Xfce? Enlightenment?
Il primo ha effetti grafici che sono senz'altro strabilianti, ma che in definitiva non aumentano la usabilità più di quanto MacOS X non offrisse 6 anni fa.
Il Pager è uno strumento in larga misura attualmente inutile, date le dimensioni dei monitor per PC o degli schermi dei portatili disponibili sul mercato. Rimane forse qualche margine di impiego nel mondo dei Netbook, ma quale utente abituato a Windows potrebbe capirne i vantaggi e usarlo con profitto?
Il Terminale non è un oggetto innovativo. Lo è nella mentalità di chi (ancora) non lo conosce, ma scoprirà presto che non gli migliora la vita nell'uso del sistema desktop di Linux, anzi!
Forse che l'ibernazione sia una innovazione? Potrebbe esserlo se almeno funzionasse sempre e con prestazioni adeguate, come quelle di MacOS X, ma sappiamo bene, da utenti Linux, che non è proprio così.
I vari dekstop environment hanno architetture e basi così diverse da creare divisioni intestine tra i vari programmatori, interfacce differenti, soluzioni differenti, strumenti differenti, ma non apportano alcunchè di innovativo rispetto a quello che è già oggi disponibile in altri sistemi all'arrembaggio del mercato.
L'innovazione attuale nel dektop Linux è l'inclusione o meno di un software particolare e la virtualizzazione che, per avere prestazioni accettabili/professionali, richiede comunque il pagamento e l'accettazione di licenze e forzature commerciali.
La questione "Hardware Compatibile" rimane ancora oggi la vera spina malefica che invalida il mercato desktop di Linux. Il plug-and-play è un miraggio per molti utenti e l'uscita delle nuove versioni delle varie distribuzioni, mette ogni volta in crisi le certezze dell'utenza, al riguardo delle proprie dotazioni hardware; esempio ne sia la recentissima uscita di Ubuntu 9.10 'Karmic Koala' che ha scatenato le ire di migliaia di utenti. Allo scrivente medesinmo, ha creato difficoltà cruciali al riguardo della internet key HUAWEI E1692.
A questo va poi abbinato il fatto che l'assistenza non è capillare da parte della distribuzione Linux scelta e tantomeno da parte delle aziende produttrici di hardware che, quando sentono la parolina magica 'Linux', fingono persino di non sapere cosa sia.
Non è sensato nemmeno trincerarsi dietro alla scusante per la quale sono i produttori hardware ad avercela con Linux, in quanto non rilasciano i drivers per la periferica da loro commercializzata. In tempi di crisi, spendere non è un verbo di cui se ne voglia fare un uso ampio e magnanimo e produrre drivers alternativi ha un costo, maggiorato dal fatto che forse non se ne vedrà nemmeno il compenso.
Se ci mettessimo un attimo dalla parte di chi deve investire, a chi daremmo i nostri soldi a Debian? A Canonical? A Mandriva? A Novell? A Gentoo? A Patrick Volkerding? Ad Arch Linux? O a quale delle centinaia di progetti Linux desktop in attività?
Ammettiamolo! Se dovessimo investire il nostro denaro nell'informatica desktop, lo faremmo con la dichiarata intenzione di aumentare il capitale investito e lo faremmo con una Azienda, non con un ideale o con prospettive future che sono rimaste prospettive croniche!
Il software disponibile su Linux, pur ammontando a svariate migliaia di applicativi e strumenti, si riduce a poche decine di prodotti veramente ben fatti e in grado di sostituire o soppiantare il software proprietario. Certo, le applicazioni di uso medio sono più che sufficienti e l'utenza ne sarebbe pienamente soddisfatta, ma dal canto professionale la situazione è veramente triste. Gli strumenti disponibili nel mondo desktop commerciale dispongono di caratteristiche che mancano drammaticamente nel mondo desktop Linux, a cominciare dalla grafica, per non parlare della multimedialità e del software gestionale, per non trascurare poi l'ambito del web editing ed altro.
Non va poi dimenticato il fatto che la gestione del software, nel dektop Linux, impone (per ragioni più che valide) l'uso dell'account di root che, sebbene facile da usare, è vissuta dagli utenti Windows come una inutile perdita di tempo. Non mi addentro nella disquisizione sulle dipendenze che l'utente medio non solo non capisce, ma non vuole nemmeno capire; per lui quello che conta è che il programma funzioni subito.
Oggi la connettività con il web non è un privilegio, ma un diritto ed è così vero che l'informatica desktop si stà spostando verso il "cloud computing" a larghi passi, per cui gli utenti useranno strumenti non residenti nel proprio pc, ma in rete. Ne consegue che il poter connettersi al web è un "must".
Purtroppo in Italia la copertura Web ADSL è ridicola e non si accenna nemmeno a WIMAX e se, a questo handycap, si aggiunge che non tutto l'hardware adibito alla connettività è supportato in Linux, si capisce come il sistema del Pinguino sia destinato ad avere sempre qualcosa in meno da offrire. Anche lo spasmodico rilascio di versioni dello stesso sistema (Ubuntu, Fedora, openSUSE, Mandriva, per nominare le più conosciute distro disponibili) ogni sei/otto mesi, crea spesso così tante magagne alle connessioni, da far scappare chi si avvicina al mondo del Software libero; magagne relative alla compatibilità, alla rimozione di drivers, a bug del kernel e a tanti altri motivi che hanno un solo risultato finale, la connessione al web smette di funzionare e bisogna diventare pazzi a capire prima il perchè e poi a trovare la soluzione ed applicarla.
Il successo intramontabile di XP è stato decretato dalla sua sostanziale affidabilità nel tempo e dal fatto che il sistema continuava a funzionare sullo stesso computer anche dopo anni di servizio, pochi aggiornamenti e molte manutenzioni. Con Ubuntu ciò che va con una versione, potrebbe non andare con quella dopo, cioè centottanta giorni dopo.
Non c'entra nulla il fatto che Windows si becca i virus o fa aggiornamenti di nascosto, o che ha il file system confuso, o che il disco necessita di defrag. Il fatto è che funziona per quello che l'utente chiede e sullo stesso hardware, anche se bisogna reinstallare tutti i driver. Se su Linux non c'è il driver, non c'è più nulla da fare e i driver non ci sono per tutto.
Linux, in una delle tante distribuzioni disponibili non ha un costo per l'utente e questo è uno dei vantaggi maggiori percepiti dalla gente, ma se si considerano le difficoltà legate alla compatibilità hardware, il costo di far andare una Linux box, potrebbe non essere indifferente. Supponendo che una stampante non sia supportata da Linux, o che un modem USB non venga visto, o che una fotocamera non sia supportata, pensate che l'utente voglia spendere altro denaro per usare Linux, quando quello stesso hardware su altri sistemi commerciali funziona alla perfezione?
Non credo.
Il costo non è solo in termini di soldi, ma anche in termini di tempo e spesso (specie dopo il rilascio della nuova versione), il tempo da impiegare per far funzionare una periferica è troppo per essere considerato accettabile - sempre ammesso che l'utente ce la faccia a capire cosa deve fare.
L'affidabilità di un sistema Linux, una volta configurato a dovere, è leggendaria e inattaccabile, ma quando la nuova versione si insedia nello stesso computer, la sua affidabilità è messa spesso a repentaglio. Se un utente è entrato nel mondo Linux con Ubuntu 8.10 e si è trovato subito bene, potrebbe avere avuto dei problemi nel passaggio alla versione 9.04 e se anche li avesse risolti, dopo svariate sedute di configurazione - cominciando quindi a percepire l'affidabilità di Linux non più tanto indiscutibile - con il passaggio alla versione 9.10 potrebbe convincersi che Linux non è affidabile se ad ogni nuovo aggiornamento si deve cominciare tutto d'accapo.
Non ci si può trincerare dietro la frase scontata "Basta non fare l'avanzamento di versione!". Se vengono pubblicate nuove versioni, significa che ci sono delle migliorie e se ci sono delle migliorie, perchè non prenderne possesso?
Il fatto è che le migliorie presuppongono, quasi sempre, dei peggioramenti almeno iniziali e questo non è bello.
Io, che uso solo Linux sul desktop da quattro anni, non ho delle ricette che possano dargli una possibilità di essere considerato credibilmente un sistema desktop alternativo. Io lo uso, con entusiasmo e bene.
Penso che l'unica via da percorrere sia quella di rimanere con i piedi per terra, migliorare progressivamente, senza fanatismi o proclami di perfezione e prossima invasione del mondo informatico.
Credo che Linux debba rimanere quello che è, una scelta personale e basta, il mercato è un posto in cui Linux ha solo da rimetterci.
Linux è un bellissimo, interessantissimo progetto, colmo di libertà e condivisione, ma esclusivamente dedicato e utile a persone che vogliono scegliere. Scegliere se usare o meno Linux.
Peccato che il mercato dell'informatica desktop sia gestito dal denaro (come tutto il mercato) e il denaro - chi ha il denaro - ha solo due opportunità:
perderlo o incrementarne il quantitativo posseduto. La prima non è contemplata!
Nel cassetto dei desideri, mi piacerebbe vedere Canonical che completa la sua opera con computer prodotti da lei stessa (UbuntuBox), esteticamente belli, perfettamente funzionanti, innovativi nelle soluzioni ed usabili al massimo grado, magari anche costosi, ma in grado di fare la differenza, senza cercare di somigliare a qualcun altro. Non è affatto obbligatorio che Ubuntu funzioni ovunque. La compatibilità a 360 gradi non si raggiungerà mai, ma chi farà una certa scelta, sarà trattato come merita. Apple (ed i risultati del suo mercato) insegna!
Se tale progetto avrà successo, lo vedremo, ma per quanto tempo Canonical potrà procedere sul percorso intrapreso?